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Una vita di corna


di pato3
28.06.2026    |    4.434    |    5 9.3
"Quando fummo entrambi pronti, lei si mise sul cazzo di Felipe e se lo ficcò di nuovo dentro..."
Lei è sempre stata un po’… “troietta”?, nel senso buono. Molto libera, per così dire, ma eravamo giovani. Io invece ero geloso. Avevo quindici anni e pensavo che la mia ragazza dovesse comportarsi secondo determinati standard. Che bigotto!

La mia svolta arrivò gradualmente: interesse per il porno, in particolare per la categoria cuckold; senso di inferiorità nei confronti di Carolina; paura di perderla. Infatti, in un momento di pausa, era stata con due uomini: capito che potevo perderla, le dissi che sarei stato disposto a tutto pur di averla ancora con me.

Due parole rispetto al mio complesso di inferiorità: è palese che lei sia quella bella della coppia. Ma non è solo bella, è bellissima. E, come accennato, è molto esuberante.

È bionda, occhi verdi e il sorriso più contagioso che si possa immaginare. Quando sorride, gli zigomi già alti si gonfiano e la bocca si apre, scoprendo tutti i denti, perfetti. Si formano due bellissime fossette ai lati della bocca. E ha le lentiggini: non esagero quando dico che è il viso più bello che abbia mai visto. Almeno per me è così. Ha una seconda di reggiseno con dei capezzoli pronunciati e rosa chiaro. Areole larghe ma non eccessive. Perfettamente proporzionate. Pelle chiara e liscia. Morbida. Culo perfetto da sportiva (all’epoca… parleremo un’altra volta della Carolina di oggi). E ciliegina sulla torta: pelo castano folto in mezzo ma che non necessita di grandi cure perché non è una donna pelosa. Insomma, un po’ di ceretta solo sull’inguine e la figa è visione celestiale. Stando con lei, non riesco davvero a capire gli uomini che vogliono la figa depilata.

Torniamo a noi: per anni non successe nulla. Scopare altri uomini era passato da argomento off limits ad argomento da tirare fuori per fare un po’ di sexting o per rendere più piccanti alcune serate insieme. E divenne sempre più ricorrente quando andò in Erasmus in Francia. Avevamo ventitré anni, stavamo insieme già da otto e, nonostante l’età, ci consideravamo ormai una coppia matura.

Tra una cosa e l’altra, nei nostri incontri su Skype, le dicevo: “Quanti ragazzi ti sei scopata oggi?”. E lei inventava delle storie, a volte realistiche. Descriveva dettagli anatomici molto accurati e era brava perché accendeva la mia gelosia da cornuto. Quella gelosia che ti spinge a volere di più. Finché ottenni di più.
“Oggi un ragazzo del corso mi ha scritto”. Io le suggerii di lasciare che ci provasse, di vedere dove voleva arrivare. “Vuole scopare, credo”. “Bene, ti piace?”. “Che domanda! Sto con te!”.

Alla fine aveva deciso di flirtare con questo Felipe. Senza nascondermi nulla. Le chiesi di specificare che ero un cornuto consapevole, volevo sentirmi esposto. A quel punto lui si fece esplicito e lei gli disse che se voleva doveva aspettare un paio di settimane, perché ci sarei stato anche io.

Quando arrivai, Carolina e io ci prendemmo un po’ di tempo per noi. Scopammo per due giorni. Poi Felipe le scrisse e facemmo sesso mentre messaggiava con lui. Fu bellissimo. Le dissi che volevo leccarle il culo mentre lui le scopava la figa, le dissi che volevo tenerle la mano mentre si faceva fottere forte da lui. La chat con lui diventava infuocata e alla fine lui mandò una foto del cazzo.

“Ok, è un bel cazzo”.
“Sì, merita”
“Sembra grosso”
“Già”

Gli demmo appuntamento il giorno dopo, in un bar. Prima di incontrarlo le dissi di trattarmi da cornuto. Poteva essere un errore, ma non avevamo deciso insieme dove si sarebbero dovuti fermare lei e Felipe. Quando ne parlavamo, in teoria, ci eravamo detti che avremmo stabilito tutti i limiti prima (solo seghe, solo pompini…). Ma non l’avevamo fatto. E per me era ancora più eccitante incontrare questo ragazzo, così. Senza sapere cosa sarebbe successo.

Felipe sembrava in soggezione sulla questione “ok adesso mi scopo la tua ragazza”, e così affrontò la prima parte dell’incontro considerandoci amici universitari con cui beve solo qualche cocktail. Ed era quello che stavamo facendo. Era bravo in questo, era simpatico e mi mise incredibilmente a mio agio: non stavo dando Carolina a un mostro.

Al terzo cocktail gli dissi: “Comunque, lei ha detto che hai proprio un bel cazzo!”.
“Che scemo”
“Ah grazie! Vorrei fare qualche complimento su di lei, ma ancora non ho visto nulla. Ti è davvero fedele”
“Ancora per poco”, disse lei sorridendo e bevendo dalla cannuccia.
Ridemmo. Eravamo sereni.

Lei indossava un top con la scollatura larga e senza reggiseno. Si guardò intorno, tirò fuori velocemente le tette e disse: “ora siamo pari quindi?”.
“Ah, sì e no”
“Sì e no?”
“Posso dire che hai delle bellissime tette, ma non ho visto le parti basse… quindi come vuoi. Possiamo andare via”
“Via dove?”
“Andiamo in albergo. Non siete pari”, dissi io.

Carolina continuava a chiedermi se fossi sicuro. L’aveva chiesto in metro e un’altra volta poco prima di entrare in albergo. Risposi che assolutamente sì, ero sicuro. In realtà mi sentivo fuori dal mio corpo e non sapevo nemmeno chi fossi, ma lei era troppo eccitata per rendersene conto.

“Amore, voglio che fai tutto quello che vuoi. Io sono qui per servirti. Per servirvi”
“Sì? Sei la mia troietta?”, lei giocava. Io no. Io ero la sua troietta.
“Sì. Comanda e io eseguo”
“Togligli i pantaloni”
“Sì, padrona”
“Dai, non devi. Scemo”, disse quando vide che mi avvicinavo a lui.
“Sei sicura?”
“Sì… vieni qui a baciarmi”

Mentre ci baciavamo con trasporto e io avevo il cazzo duro, il ragazzo si spogliava. “Guardalo”, mi disse. “Ti piace?”. “È perfetto per te amore”. In effetti Felipe aveva un cazzo di ottime dimensioni ed era in gran forma. Non che io non lo fossi, ma lui era migliore di me. Il suo cazzo scuro era leggermente incurvato, era grosso alla base, era grossa la cappella, quasi interamente ricoperta dal prepuzio.

Si avvicinò per unirsi alla festa ma era una festa a due e mi feci leggermente da parte. Lei mi prese la mano e la strinse forte, ma senza guardarmi perché aveva già cominciato a baciare Felipe. Poi Felipe le baciò il collo e lei si voltò verso di me, con gli occhi aperti ma senza guardarmi, concentrata sul proprio piacere; la mano ancora stretta forte alla mia.

Lei gli baciò il cazzo e lo tenne in mano come a soppesarlo. Mi guardò e mi sentii – ancora – umiliato perché sapevo che lo stava paragonando al mio, un po’ più piccolo.
“Che ne pensi?”, mi chiese avvicinandosi il cazzo alla faccia come se si stesse mettendo in posa per una foto ricordo.
“Sei bellissima”, risposi.
“Lo so. Che ne pensi del cazzo? Ci credi che ho aspettato che arrivassi prima di averlo?”
“È un bellissimo cazzo, amore. E no, non ci credo tanto”
“Forse fai bene… chi può dirlo…”

Prese la cappella in bocca e fece un verso di piacere, come quando si assaggia del buon cibo. Poi lo schiocco del risucchio. Disse: “Sei proprio uno stronzo a non crederci, eh”. E lo riprese in bocca. Alzò le braccia, aspettando che qualcuno le sfilasse il top. Lo fece Felipe. Lei lo guardò e mentre lui le toccava le tette, gli chiese se le piacessero. Felipe annuì e poi mi guardò. Io iniziai a toccarmi.

Lei si mise a quattro zampe sul letto, rivolta verso di me ma senza guardarmi, le scappava da ridere. Felipe le sfilò i pantaloni e le mutande insieme e si mise a leccare da dietro.

“Dio, sì”

Affondò le mani sul materasso, e distese le braccia per cercarmi. Le presi le mani.

“Mi ami?”
“Sì”
“Sei un cornuto?”
“Non ancora”
“Ah no? Ahh”, iniziò a gemere forte perché Felipe adesso aveva messo un paio di dita dentro la figa e spingeva fortissimo.
“Non ti ha ancora scopata, no?”
“No”
“E allora non sono cornuto”

Felipe si allontanò un secondo per prendere il preservativo. E lei mi chiese se fossi tranquillo. Le dissi di sì, di non chiederlo più e di divertirsi.

“Allora sdraiati sotto di me”

Ero sotto la sua figa e vedevo Felipe avvicinarsi ridacchiando e col preservativo sul cazzo. “Posto in prima fila”, disse.
“Ti dà fastidio lì?”, chiese Carolina.
“No, no. Basta che non fa scherzi”
“Tranquillo, guarda e basta. Ora mettimelo dentro”

Lui le diede una sculacciata e poi iniziò. La figa era già fradicia e, nonostante non fosse abituata – per quel che ne sapevo – a cazzi di quella dimensione, entrò comodamente. Lei iniziò a gemere come non aveva mai fatto con me. Avevo conosciuto solo quella figa in tutti quegli anni e ora c’era un altro cazzo dentro. E spingeva come un forsennato. Le palle rimbalzavano avanti e indietro ed erano bellissime. Sode. Grosse. Ritirate rispetto a prima per via dell’eccitazione, ma ancora gigantesche.

Sentii le mani di lei che, tra un colpo e l’altro, lentamente, sbottonavano i miei pantaloni. Ce l’avevo così duro che sapevo che sarei venuto subito ed ero sollevato che ci fosse Felipe a prendersi cura di lei. “Qualcuno è contento!”, disse lei. Lo prese in bocca e venni dentro. Sapevo che non le piaceva e speravo mi punisse. Sputò la sborra sul cazzo e mi disse: “Amore, oggi la sborra la assaggi anche tu”.

Purtroppo per lei dopo un paio di minuti anche Felipe venne mentre spingeva forte nella figa. Lei non era venuta ma si era goduta la cavalcata. Prese il preservativo di lui, pieno di sborra, e mi disse di aprire la bocca. Fece per svuotarmelo in bocca ma poi me lo mise tra le labbra, dal lato esterno. “Sa di figa?”. Sì, figa e lattice. Bevve il contenuto e disse: “La sborra degli altri è più buona”. Il mio cazzo, impiastricciato di sperma, era già duro. E adesso lei mi stava mettendo il preservativo usato da Felipe.

Non avevo idea potesse essere tanto perversa. Non ero mai stato più innamorato.

Felipe si era perso la scena perché era andato in bagno a pulirsi. Quando mi vide col preservativo addosso ci mise un paio di secondi a capire cos’era successo.

“Non hai limiti eh?”, le disse.
“Sto cercando di scoprirlo. E tu?”
“Anche io. Intanto ho bisogno di un pompino, così facciamo il secondo round”

Ci sdraiammo sul letto vicini, Felipe ed io, e Carolina succhiò il cazzo ad entrambi. Nonostante il preservativo inzuppato, mi tornò duro. Quando fummo entrambi pronti, lei si mise sul cazzo di Felipe e se lo ficcò di nuovo dentro. Da dov’ero adesso la vista era ancora migliore. Poterla guardare in faccia mentre cavalcava un altro cazzo era molto meglio che vedere la sua figa aperta.

“Amore, mettimelo nel culo”
“Come?”
“Nel culo, amore”

Mi mandò a prendere del lubrificante (che non sapevo avesse) nella sua borsa. Non avevo idea che in quei mesi si fosse esercitata con un piccolo dildo e per la prima volta era pronta a fare sesso anale. In quel momento non mi facevo domande, ma evidentemente era stato un periodo in cui era particolarmente eccitata. Nel frattempo avevo cambiato il preservativo.

Lei fermò la cavalcata, tenendo ancora il cazzo di Felipe ben dentro la figa. Misi il lubrificante sul culo e sul cazzo. “Fai un po’ con un dito prima”. Le misi il medio nel culo e lei si piegò su Felipe e cominciò a baciarlo, ansimando. “Scopatemi forte”. Appoggiai la cappella sull’ano e feci una piccola pressione. Lei si tese sulle braccia, inarcandosi leggermente con la schiena all’insù e mi disse di spingere piano. Il cazzo entrò come aspirato dal buco del culo. Lei gridò di piacere e ricominciò a muovere il bacino.

Andammo avanti per un paio di minuti poi lei disse che le faceva male e uscii dall’ano. Mi distesi di nuovo accanto a loro. Lei si chinò su di me per baciarmi mentre Felipe la scopava più forte che poteva. “Ti amo”, diceva ogni volta che lui le dava mezzo secondo di tregua. Stava godendo tantissimo e a fatica teneva gli occhi aperti, concentrata sul proprio piacere.

“Voglio succhiartelo”, mi disse. Così io mi sedetti sul cuscino e lei poté spompinarmi per bene. Presto cambiarono posizione e lei si mise di fronte a me, a pecorina, per succhiarmelo ancora meglio, mentre Felipe, senza perdere tempo si mise di nuovo a pompare da dietro. Li vedevo entrambi, bellissimi, sudati, eccitati, i muscoli di lui tesi e il volto di lei trasfigurato. Era mia. Era la mia troia.

Felipe iniziò a sculacciarla e a dirle “brava”. “Brava troia”, dissi io. Lei mi guardò e sorrise. Succhiò la cappella e iniziò a leccare le palle.
“Dillo ancora”
“Sei proprio una brava troia”
“Anche lui deve dirmelo”
“Sei proprio una puttana”, disse Felipe.
“Perché?”, chiese lei. Felipe iniziò a spingere più forte.
“Perché ti fai scopare come una cagna mentre il tuo fidanzato ti guarda”
“E quindi sono una troia?”, chiese con mezza cappella in bocca e gli occhi ubriachi di cazzo.
“Sei una sporca, troia, traditrice del cazzo”
“Ha ragione”, dissi io. “Sei una lurida puttana”.

Venne tra gli insulti, tenendomi entrambe le mani, con la faccia appoggiata sulle mie palle.
“Ti amo”, disse. Mi segò finché sborrai un po’ sulle sue mani, un po’ sulla mia pancia.

Ma Felipe non aveva ancora finito.

Lei si sdraiò, chiedendo un secondo di pausa. Felipe andò a bere dal rubinetto del lavandino in bagno. Era sudato e il cazzo era durissimo. Io mi misi a coccolare la mia ragazza.
“Dio, ho bisogno di una doccia”, disse Carolina.
“Anche io”, dissi.
“Aspetta il tuo turno”

Si alzò di scatto e andò in bagno. Chiuse la porta a chiave e iniziò a ansimare fortissimo. Mi fece ridere. La seguii e bussai chiedendo di farmi entrare. “Questo è tradimento!”, dissi.

“Voglio farmi sborrare dentro”, disse lei. E scoppiò a ridere. Poi riprese a godere.

Non potevo sapere se stavano già scopando davvero o no.

“Amo, fammi entrare, dai”
“Posso avere un po’ di privacy almeno in bagno?”

Aprirono l’acqua della doccia.

“Faccio un video così dopo lo vedi, ma adesso vai a riposarti, cornuto”
“Puttana!”, le dissi, fingendo di essere incazzato. Ma come potevo essere incazzato? Ero felice. Ero fiero di avere una fidanzata così.

Andarono avanti per una ventina di minuti, poi Felipe uscì, col cazzo moscio e dondolante. “Cosa ti sei perso amico”, disse lui. Si mise le mutande. “Dice di raggiungerla in bagno”. Andai verso il bagno. Lui raggiunse il letto e disse che avrebbe dormito lì.

La trovai a gambe aperte a terra, con la sborra sul volto e sulle tette.
“Ti sei divertito?”
“Sì”
“Anche io”
“Mi vuoi pulire?”
“Dipende”
“Da?”
“Come devo pulire?”
“Raccoglila con le dita e mettimela in bocca”

Le passai le dita sui capezzoli e sul resto del seno. Poi le misi il dito in bocca. “Dammi un bacio”. La baciai. Mi abbassai per baciare il seno quasi pulito. Mentre lo leccavo, lei mi accarezzava la testa ripetendomi quanto fossi tutta la sua vita. Poi disse: “Felipe dorme qui stanotte, ok?”
“Come vuoi”.
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